Federica Clerici \ visual artist, graphic designer e docente.
Nata a Cantù nel 1988, si forma presso NABA — Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, conseguendo il Diploma accademico di primo livello in Pittura e Arti Visive e il Diploma accademico di secondo livello in Arti Visive e Studi Curatoriali.
Dal 2011 affianca alla ricerca personale la collaborazione con Alberto Bettinetti
a un progetto artistico condiviso. La poetica, il linguaggio, la ricerca sul dispositivo
sono il fulcro della loro ricerca che si concreta nella realizzazione di indispositivi
e nella determinazione di stati utopici: leggeri equilibri che si compiono in possibilità.
Nel 2018 inaugurano la personale Nella gravità del momento.
Dal 2014 è tra i fondatori di Spazienne, progetto dedicato alla produzione, alla ricerca e alla sperimentazione nell’ambito dell’arte contemporanea.
Dal 2013 lavora come graphic e visual designer freelance, collaborando con realtà attive soprattutto nei settori culturale, artistico ed editoriale.
Dal 2010 collabora con NABA, inizialmente come assistente
e successivamente come docente nel Triennio di Pittura
e Arti Visive; dal 2018 insegna nel Triennio di Graphic Design
& Art Direction.
Dal 2023 è docente presso IUAD Milano
e dal 2025 collabora con ISGMD Design Academy di Lecco.
La sua metodologia integra ricerca, processo e pensiero critico, concependo il progetto come spazio aperto di esplorazione e costruzione di senso. Da qui, la sua didattica si fonda su un continuo allenamento dello sguardo, lo sviluppo di un proprio modus operandi e una pratica attiva nella costruzione dell’immagine.
Il lavoro artistico è il mio modo di entrare in relazione
con il mondo. Attraverso forme, gesti e dispositivi cerco
di interrogare ciò che incontro e di immaginare le possibilità
che contiene.
Mi interessa dare consistenza a queste possibilità, costruire le condizioni perché qualcosa di immaginato possa accadere. Il lavoro prende forma attraverso relazioni ed equilibri che possono coinvolgere lo spazio, gli oggetti e le persone.
La ricerca diventa così un modo di abitare ciò che esiste e, insieme, di provare a trasformarlo: esplorare le relazioni tra le cose e immaginare come potrebbero essere diverse.
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